14.12.2020

Fotografare il Natale

10 fotograf* raccontano il Natale attraverso il loro scatti

Quando pensiamo all’immaginario natalizio, difficilmente lo associamo alla fotografia contemporanea, rievocando invece con più facilità le atmosfere degli scatti di famiglia, in grado di far emergere ricordi personali e cullarci nell’accogliente reminiscenza dei tempi passati. Alla vigilia di un nuovo periodo di festa e di un Natale che, inutile dirlo, avrà sicuramente un sapore meno familiare e spensierato, abbiamo deciso di uscire dal comfort della rappresentazione ormai nota e chiedere a 10 fotografe e fotografi italiani di condividere con noi uno scatto che raccontasse la loro visione del Natale e dell’atmosfera che lo accompagna. Il risultato è un racconto visivo corale che mette insieme sguardi ed esperienze diversi tra loro, per illustrare le molteplici sfaccettature di uno dei periodi più romanticizzati dell’anno.

PIERO PERCOCO

“Questa fotografia coglie un momento molto intimo delle mie festività natalizie. Come ogni anno, la mattina del 25 dicembre vado a casa dei miei nonni per fare gli auguri, questo scatto è stato realizzato proprio durante una di quelle visite, nel 2019. Mio nonno indossa quel cappotto e quei pantaloni solamente a Natale, compresa la coppola che tiene in mano. È un uomo molto all’antica, d’altri tempi”.

GIULIA BERSANI

“Questa foto ritrae in modo molto intimo due amiche che chiacchierano, sedute sul divano. La associo all’atmosfera natalizia per la sensazione di calore, contatto umano e fiducia che evoca. La cosa che mi piace del periodo natalizio (che quest’anno credo mi mancherà molto) è passare il tempo con amici e parenti sentendomi al sicuro mentre fuori fa freddo”.

GIACOMO INFANTINO

“Questa immagine è sicuramente tra le più simboliche del mio lavoro e credo che sia molto rappresentativa del periodo che stiamo vivendo. Un isolamento forzato, che procura una forte alienazione. Ci aspetta un Natale diverso da quelli precedenti, è vero, ma la mia speranza è che a suo modo sia in grado di portare luce in questi momenti più oscuri”.

ANNA ADAMO

“In realtà sono molto legata all’immagine ‘’classica’’ del Natale, nonostante mia madre l’abbia sempre reso più grottesco e teatrale del dovuto, dal mio punto di vista. Adoro tutto quello che ha a che fare con le azioni e con i simboli del rito natalizio, anche se completamente slegato dalla vera essenza del Natale, dalla sua spiritualità. Vivo con molto entusiasmo questo periodo dell’anno e tuttora non trovo motivi validi per non celebrarlo, mi risana molto l’animo. Mia madre, che è da sempre il mio epicentro, attorno al quale ho costruito mille storie, è la protagonista anche del Natale, a modo suo, ed è così che mi piace viverlo”.

FEDERICO VESPIGNANI

“Ho realizzato questa immagine qualche giorno dopo il passaggio della tempesta Vaia, che aveva raso al suolo nove milioni di metri cubi di alberi. Era l’alba e stava nevicando molto delicatamente, c’era un silenzio assoluto  mi ricordo che avevo questa sensazione da fine del mondo. Ho scoperto che con tutte quelle macerie stanno realizzando vari progetti di edilizia sostenibile. Credo che anche di fronte alle macerie di quest’anno, che a guardarle adesso trasmettono molta angoscia, sia importante cercare una qualche forza rigenerativa che ci permetta di rinascere partendo proprio dalla distruzione”.

CARMEN COLOMBO

“Natale per me è il pretesto per fermarsi per un giorno e stare finalmente insieme. È mettersi i vestiti migliori e sedersi a tavola presto a pranzo per godere del tempo insieme alla famiglia il più possibile. Il Natale è soprattutto legato ai ricordi della mia infanzia. Ho il ricordo della luce del sole invernale che entra dalle finestre della sala da pranzo di casa e il sapore delle arance dolci a fine pasto, che annunciavano l’inizio dello sparecchiare la tavola. Mia mamma ne sbucciava sempre un paio per me e appena prima di mangiarle, creavo delle strane forme con gli spicchi sul tavolo, che diventavano delle sagome immaginarie. Nell’immagine, la nonna di un’amica in un giorno invernale con la stessa luce rassicurante dei miei ricordi natalizi”.

MATTIA GIORDANO

“Questa foto fa parte di una serie a cui sto lavorando da anni. Mi piace documentare la quotidianità e uno dei miei momenti preferiti di quest’ultima, anche se non si direbbe dal mio fisico mingherlino, è mangiare. Questo scatto è del cenone dello scorso natale. È proprio in quei momenti che, nonostante il piacere conviviale, mi ritrovo immancabilmente a pensare ai parenti come persone con cui non avresti solitamente a che fare nella vita, ma che ritrovi volente o nolente a farne parte. Questo Natale solitario penso che apra la possibilità a sperimentare le feste in maniera più personale e sincera, senza persone che non vorresti vicino”.

LUCIA BURICELLI

“Questa fotografia fa parte di una serie che ho scattato a New York nel dicembre 2018. In città l’atmosfera natalizia era molto forte: per una settimana ho camminato per le strade di New York, trovando persone che vendevano alberi di Natale a ogni angolo della strada, negozi che vendevano esclusivamente oggettistica a tema natalizio, luci, musica, folla ovunque”.

ANDREA MORANI

“È nello sguardo di quest’anziano giardiniere londinese che identifico lo slancio con cui Babbo Natale farà il suo lavoro quest’anno”.

CAMILLA RICCÒ

“Nei lunghi inverni di Kärsämäki mi sono imbattuta nella Sisu, quel mix di tenacia, ferocia e coraggio insito nell’animo finlandese, che rappresenta la capacità di andare oltre i propri limiti accedendo alle riserve di energia accumulate. La Sisu, che è anche il nome del progetto a cui appartiene questo scatto, descrive il potere enigmatico che consente alle persone di superare la malinconia invernale, quando lo scarso irraggiamento solare e l’intensità ridotta della luce imprigionano la serotonina”.

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