21.09.2021

Contro la coolness dei sandali con i calzini

Indossare sandali con i calzini è uno stile di vita, non sarà mai una moda passeggera.

«No! In strada con le pantofole no!» grida Michele Apicella, il protagonista di Palombella Rossa di Nanni Moretti, svegliandosi da un brutto incubo.
Del resto tutta la filmografia morettiana è una piccola Bibbia dell’ostracismo verso le calzature aperte indossate con i calzini in bellavista: ne La messa è finita il protagonista sbotta a pranzo da amici «non mi puoi accogliere in pantofole!», in una scenda di Sogni d’oro gli attori e le attrici giunti a un casting con scarpe e calzini eccentrici vengono direttamente scartati, la questione è talmente importante che in Bianca tutto il finale ruota attorno alle scarpe: «Volete stare comodi? fate quello che volete, ma non le pantofole».

Da qualche tempo il mondo è diventato un posto ostile per tutti i Michele Apicella là fuori, poiché, come noto, le strade sono state invase da persone che girano in pantofole e calzini liberamente e comodamente, proprio come se fossero tra le proprie mura domestiche. 

Sembrano passati secoli da quando la repulsione verso l’accoppiata sandalo e calzini era pressoché unanime, accettata a stento e non senza ironia solo per i turisti tedeschi e per qualche altra minoranza considerata inesorabilmente sfigata.

Basta fare una rapida ricerca su internet per vedere come quotidiani e magazine specializzati fino a qualche anno fa parlassero di “accoppiata controversa e discutibile”, poi con un certo imbarazzo della moda che impazza nello star system e tra influencer, infine bisbigliare di rivincita delle pantofole e cedere a classifiche dei migliori accoppiamenti alla moda.

Il fronte compatto degli haters non solo è crollato come un castello di carte ma si è anche convertito sotto i colpi dei post su Instagram che si moltiplicavano a vista d’occhio: Rihanna, Justin Bieber, Gigi Hadid, Brad Pitt, Kim Kardashian e infine persino Chiara Ferragni, con le loro “ugly shoes” orgogliosamente ai piedi, in contesti prima di allora impensabili.
Di pari passo le passerelle di moda e i brand si sono adeguati, sdoganando il sandalo+calzino anche nell’alta moda, rendendoli ufficialmente trendy.

Da emblema del cattivo gusto a scelta eccentrica e stravagante, il passo è stato breve.
Il punto è che non può funzionare.

Se c’è una cosa che mesi di lockdown ci hanno insegnato, è che trascorrere buona parte della giornata in abiti e calzature inutilmente scomode è la cosa più stupida e inutile del mondo.

Indossare sandali o pantofole con il calzino è oggettivamente antiestetico, stando almeno ai canoni di un mondo a immagine e somiglianza di Instagram. Per quanto ci si possa sforzare, indossare pantofole costosissime, decorate minuziosamente, arricchite di pellicce o perline, non sarà mai davvero un sinonimo di stile. Uscire di casa in ciabatte e calzini è uno stile di vita, non sarà mai una stupida moda passeggera.

Se c’è una cosa che mesi di lockdown ci hanno insegnato, è che trascorrere buona parte della giornata in abiti e calzature palesemente scomode è la cosa più stupida e inutile del mondo. Perché farlo e in nome di che cosa?

Dopo giorni e giorni trascorsi in smartworking indossando delle comodissime pantofole e dei calzini senza pretese, chi ha davvero voglia di tornare indietro? Perché ingabbiare i piedi dentro quelle trappole di gomma con i lacci?

Uscire di casa in sandali e calzini è una dichiarazione a caratteri cubitali di atarassia nei confronti di una società che va a rotoli, un simbolo di protesta e purezza, roba per una minoranza convinta che uscire per andare a buttare l’immondizia o per far pisciare il cane ha la stessa importanza di un colloquio di lavoro o di un aperitivo in centro. Uscire di casa in ciabatte e calzini ha il suo fascino proprio nell’atto in sé, deve essere il più trasandato possibile, un pugno nell’occhio, un’anomalia nel normale andamento delle cose, uno schiaffo alla produttività. Far rientrare tutto questo in una logica di coolness è quanto di più abominevole possa esserci, una vera e propria dichiarazione di guerra agli ultimi veri punk.

In un mondo capace di infiocchettare e vendere qualsiasi cosa abbia margini di profitto, che misura ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in base a ciò che dicono le analytics dei social, che piega la realtà ai canoni estetici del momento, le benedettissime cioce, le babbucce, gli zoccoli, i sandali lisi con il calzino di spugna consunto o con trame dall’accostamento impossibile, devono rimanere un baluardo di nichilismo e il nichilismo non va mai fuori moda.

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