27.09.2021

Gen Z e Millennials supereranno il capitalismo?

Secondo numerose ricerche, la maggior parte di Gen Z e Millennials hanno idee avverse al capitalismo. Quali cambiamenti porterà in futuro?

Questo articolo è estratto da Dylarama, la newsletter settimanale a cura di Siamomine su tecnologia, scienza, comunicazione, lavoro creativo e culturale.
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Negli Stati Uniti si parla ormai da anni di “Millennials Socialism“, per sintetizzare la via al socialismo delle nuove generazioni di americani, ispirate, molto più che in passato, da tematiche come l’uguaglianza sociale, la sanità pubblica, la lotta alla crisi climatica e per i diritti civili, insomma, volendo dirlo con una sola parola, dall’anticapitalismo. Molte analisi politiche parlano già da prima dell’avvento di Trump, di un progressivo spostamento a sinistra dell’asse politico statunitense, di pari passo con il ricambio generazionale nelle posizioni di potere, di visibilità e di influenza politica.

Un articolo uscito in questi giorni sul Guardian dal titolo eloquente Eat the rich! Why millennials and generation Z have turned their backs on capitalism mostra come la situazione sia pressoché simile nel Regno Unito, avviando un lungo ragionamento che parte da un sondaggio secondo cui 8 giovani britannici su 10 considerino il capitalismo la causa della crisi abitativa, solo per fare un esempio. I costi elevatissimi per sostenere gli studi, per pagarsi un affitto o una prestazione medica, stanno diventando una piaga sociale in Inghilterra, e questo colpisce inevitabilmente la fascia d’età tra i 18 e i 35 anni, che si trova contemporaneamente ad affrontare e condividere lo stesso genere di problematiche. Su tutto questo si è scagliata la pandemia, durante la quale le ingiustizie del divario sociale tra ricchi e poveri hanno raggiunto un’evidenza lapalissiana da alimentare un generico sentimento anticapitalista già in circolazione.
L’articolo del Guardian prosegue citando due millennials di successo e di enorme rilevanza come Alexandria Ocasio-Cortez e Sally Rooney, entrambe sulle prime pagine dei magazine in questi giorni, la prima per l’abito “Tax the tich” indossato durante il Met Gala, la seconda per il dibattito attorno all’ultimo romanzo Beautiful world, where are you, a tal proposito dice Owen Jones, autore del pezzo:

In Beautiful World, Where Are You it’s not just the sex that is sexy. One of her characters mulls over how everyone is talking about communism. “When I first started talking about Marxism, people laughed at me,” they say. “Now it’s everyone’s thing.” While it’s probably not the backbone of the patter at newly bustling nightclubs in Newcastle or Cardiff, there’s no question that a post-cold war youth is far more open to this once roundly condemned 19th-century philosophy.

Se, come abbiamo visto anche su Siamomine, il fenomeno dell’attivismo su TikTok ha senza dubbio contribuito a rendere cool idee politiche progressiste e socialiste, ma non si tratta solo di meme e social network. C’è anche un tributo da pagare ai movimenti che ormai risalgono a un decennio fa e che al tempo furono considerati praticamente sconfitti già in partenza. Uno di questi è Occupy Wall Street, nata negli anni di intersezione tra la pre e la post adolescenza di Gen Z e Millennials. Questo articolo di The Atlantic parla proprio di quanto il movimento abbia gettato le basi per l’attivismo contemporaneo e quanto avesse previsto e anticipato le tematiche che oggi, non soltanto sono ispirano le nuove generazioni, ma sono diventate una priorità  per la classe politica. Dice nel pezzo Michael Levitin:

At its core, Occupy made protesting cool again—it brought the action back into activism—as it emboldened a generation to take to the streets and demand systemic reforms: racial justice, women’s equality, gun safety, the defense of democracy.

Questo articolo di VICE parla dal punto di vista dei teenager, mostrando come il capitalismo sia diventata una parola odiosa e offensiva tra coeatanei, ma anche quanto siano solide le consapevolezze ideologiche e politiche di chi ha questa opinione. Mentre su TeenVouge, in un pezzo uscito quest’estate, Calla Walsh, una attivista diciassettenne, parla di come la sua generazione sia stata chiamata alla mobilitazione.

Va da sé che uno degli argomenti più condivisi tra attivisti Gen Z e Millennials sia che il sistema economico attuale abbia delle responsabilità enormi verso l’emergenza climatica e sia la principale causa delle devastazioni ecoambientali del pianeta. In questo articolo uscito sul Tascabile parla di come questa battaglia abbia dei risvolti politici e etici giganteschi che influenzeranno le scelte politiche dell’imminente futuro.

Su The Conversation, appurato che i giovani odiano il capitalismo, ci si chiede: con cosa sostituirlo? Noi ci lasciamo con un articolo del Post che non risponde esattamente a questa domanda, ma è comunque molto interessante perché prospetta invece degli scenari futuri post pandemia, portando da esempio altri periodi storici per immaginare se, quando tutto questo sarà finito, ci sarà un’epoca di grande baldoria.

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