30.03.2021

Mollare tutto e dedicarsi al lavoro artigianale

Un’intervista che riflette sul lavoro artigianale, sulla sua possibilità e sul contesto che non aiuta quasi per niente

Tra le altre cose, il 2020 ha messo in evidenza alcune anomalie del nostro sistema economico, mostrando quanto fosse considerata ordinaria amministrazione la precarietà e l’incertezza per alcune figure professionali. Al tempo stesso è stato un anno che ha sparigliato gli equilibri, ricalibrando le priorità e gli interessi a favore di un ritorno alle cose più essenziali. Non che il bilancio finale sia positivo, ma, volendo essere ottimisti, possiamo pensare che sia un buon punto di partenza per il futuro.

«Non è curioso che molti dei nostri hobby e passatempi siano in realtà occasioni per giocare a soddisfare i nostri bisogni fondamentali, cioè cibo, casa e persino vestiti? C’è chi sferruzza, chi lavora di sega e martello e chi si procura da mangiare, andando a caccia o a pesca, coltivando un orto o raccogliendo frutti e funghi nei boschi. In un’economia basata su una complessa divisione del lavoro, è normalmente possibile ottenere i prodotti di queste attività con costi e fatiche infinitamente minori, eppure sembra esserci una molla che ci spinge a dimostrare che sapremmo ancora cavarcela da soli» scrive Michael Pollan ne Il dilemma dell’onnivoro un saggio di qualche anno fa che mantiene la sua forza nel mostrare le contraddizioni alla base del nostro sistema alimentare, contraddizioni che non sono tanto diverse da quelle che riguardano i nostri consumi materiali. Le città in cui viviamo, la gestione degli spazi e del tempo, escludono con una forza centrifuga qualsiasi tentativo di mettere al centro il lavoro artigianale e i tempi e costi che richiede, da un altro lato, la spinta consumistica da cui siamo circondati punta a un utilizzo e a un’interazione superficiale con gli oggetti, devota alla quantità più che al senso e al significato. Il lavoro creativo e quello manuale o artigianale hanno molte cose in comune, tra cui anche i cliché: l’idea di condurre una vita solitaria e eremitica ai margini della società, la fuga dal caos, la genialità e l’introspezione. In realtà si tratta di lavori che come tutti gli altri dovrebbero permettere di vivere attivamente all’interno della società, magari senza trascurare la soddisfazione personale e il piacere di sentirsi utili.

Da qualche mese abbiamo aperto un piccolo shop nel quale sono in vendita prodotti di vario tipo, realizzati da realtà che per diversi motivi ci piacciono.

Vi abbiamo parlato di Libri Belli a cura di Livia Satriano, della carta di pietra dei quaderni OGAMI, della collaborazione nel nome di Dino Buzzati, tra Carol Rollo e Mono Studio.

Oggi vi parliamo del progetto Officina D Ceramiche, realizzato da Danilo Palmisano, appassionato e esperto di ceramiche artigianali, che da qualche anno ha reso quello che inizialmente era un “hobby terapeutico”, in una piccola attività artigianale specializzata in ceramiche cotte a legno, con il quale abbiamo fatto una piacevole chiacchierata. Trovate una selezione di cinque pezzi unici sul nostro shop!

Abbiamo titolato questa intervista un po’ forzatamente “mollare tutto per dedicarsi al lavoro artigianale” perché è una tentazione che abbiamo avuto tutti almeno una volta. In realtà tu non hai proprio mollato tutto, pensi di farlo?

La tentazione di mollare tutto c’è sempre. Poi bisogna mediare con le necessità materiali, per cui oltre a fare ceramiche porto avanti quello che facevo prima, ovvero vari lavori legati alla ricerca con l’Università. In questi anni ho imparato a lavorare la ceramica negli spazi guadagnati dal lavoro e nel tempo libero, approcciandomi alla lavorazione dell’argilla più per il potere terapeutico che in un’ottica di produzione commerciale. In questo periodo sto incrementando la produzione anche per sfuggire il più possibile allo schermo e per lavorare con le mani, che mi sembra sempre una bella liberazione.

È possibile in Italia vivere di lavoro artigianale?

C’è pochissima attenzione verso le attività artigianali, che vengono raccontate con la retorica romantica della tradizione o attraverso il luogo comune del perdigiorno che intreccia i cestini di paglia. Conosco molte persone che vivono all’estero e che ricevono sgravi fiscali e spazi per portare avanti la propria attività commerciale artigianale, perché viene vista soprattutto come una questione materiale e come un patrimonio immateriale: le persone possono vivere di questo lavoro che storicamente ha un valore.

Sembra che non soltanto il nostro sistema economico ma anche la struttura delle nostre città non abbiano più uno spazio se non marginale per il lavoro artigianale, sia in termini di spazio fisico che in termini commerciali.

Bisogna inevitabilmente fare delle scelte e delle rinunce e non è neanche detto che queste siano sufficienti. C’è chi riesce a farcela negli spazi in co-working in città, chi preferisce andare fuori per abbassare i costi della vita. Ma non è soltanto una questione di luogo, c’è da dire che il lavoro artigiano spesso ha dei costi alti, che possono rendere i prodotti anti-economici. Una ceramica lavorata a mano e cotta a legna richiede molta ricerca, dei materiali e dei tempi di realizzazione che inevitabilmente portano il prodotto finale ad avere un costo che in confronto a quelli che si trovano nelle grandi catene commerciali non ha alcuna convenienza.

Invece il paradosso del digitale – che non si sa bene se sia positivo o negativo – è che sui social si possono trovare nel giro di una scrollata brand giganteschi, multinazionali e realtà artigianali tutto assieme.

Sicuramente i social per molte attività artigianali sono stati una fortuna perché hanno aperto degli spazi inediti dai quali intercettare un pubblico che altrimenti sarebbe stato irraggiungibile. Nel mio caso questo è vero, ma solo fino a un certo punto perché sono una pippa a usare i social e i miei tentativi commerciali sono ristrettissimi per non dire pressoché nulli!

Su che tipo di materiali o cotture ti stai concentrando in questo periodo?

Io utilizzo principalmente gres e porcellana, che sono materiali che richiedono una cottura ad alta temperatura e negli ultimi anni mi sono concentrato sulle cotture in riduzione, per cui a un certo punto viene chiuso il forno e non entrando più ossigeno si ottengono degli effetti particolari. Da un anno e mezzo circa ho preso un tornio elettrico e sto cercando di imparare a utilizzarlo sempre meglio, anche se ultimamente mi sto concentrando soprattutto sulla ricerca di nuovi smalti, compro le materie prime e li faccio io, tendenzialmente rifacendomi alla tradizione orientale, cinese e giapponese in particolare.

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