23.02.2021

Conquistare la città con Gazzelle

Com'è lavorare all'art direction di un disco pieno di aspettative.

Il più delle volte è difficilissimo spiegare ai nostri genitori boomer che lavoro facciamo di preciso: «art direction in che senso?», «quindi alla signora del primo piano se me lo chiede le dico “graphic design”?», «che intendi per branding?», «Sì vabbè creativo può essere chiunque», «ma social media, tipo?!?» e così via. Un disastro.

C’è poi tutto un filone di progetti e lavori che invece si potrebbero archiviare sotto al nome “Lavori che i nostri genitori capiscono”, che sostanzialmente sono gli spot tv – per i più fortunati di noi vanno bene anche quelli destinati al web – o quelli che finiscono sui cartelloni pubblicitari per strada.

In quel caso, con grande felicità, ci telefonano tutti contenti ogni volta che li vedono. Anche per questo motivo siamo sempre felicissimi di lavorare alla direzione creativa dei dischi di Gazzelle, che ci permettono di dire ai nostri genitori «vedi quella gigantografia? L’abbiamo fatta noi!».

Questo per dirvi, ma forse lo sapete già, che lo scorso 14 febbraio è uscito OK, per Maciste Dischi e Artist First, di cui abbiamo curato l’art direction.

Del rapporto di lungo corso che lega Maciste Dischi a Mine Studio vi abbiamo già parlato ed è dalla forza di questo rapporto stabile che partiamo ogni volta che c’è da mettersi in marcia con un nuovo percorso, perché in realtà non è mai un nuovo inizio ma un ricominciare da dove avevamo interrotto, riprendendo il filo di un immaginario creativo che si arricchisce ogni giorno con un nuovo tassello. A dirla tutta, nel caso di Gazzelle, dopo aver cucito a mano la copertina di Punk, il filo l’abbiamo riposto insieme all’ago, in compenso abbiamo voluto mantenere la sensazione di vissuto e di fisicità che dalla musica vogliamo riportare al visual.

Per OK ci siamo ispirati al concetto di “tie dye” legato al viaggio psichedelico ma anche all’idea di casualità: per la prima volta abbiamo realizzato le cover di tutti e dieci i singoli, immaginandoli come una collezione di francobolli, per dieci trip o dieci lettere che con la loro traiettoria formano la storia di un intero disco. A questo punto è subentrata la necessità di arricchire ogni storia con una identità specifica che abbiamo affidato all’illustrazione dei titoli delle canzoni e a dei rispettivi stickers che ne descrivono le sensazioni, le sfumature, i microparticolari che emergono di ascolto in ascolto. Font e stickers sono realizzati dall’eclettica mano di Riccardo Russomanno, con uno stile fortemente anni Novanta, che ricordano le toppe con cui decoravamo t-shirt o giacchetti. Come scusa?! Qualcuno ha detto aspettatevi delle novità di merchandising a tal proposito?!? Noi non abbiamo fiatato.

Creare per la musica è un bel po’ diverso da tutto il resto, perché per entrare dentro l’idea, ascoltiamo a loop il disco su cui stiamo lavorando, per settimane i mesi. A volte dobbiamo muoverci con largo anticipo e quindi ci arrivano dei demo che poi cambiano o vengono rimasterizzati, spariscono intere strofe, ne compaiono di nuove e sconosciute e neanche lo sappiamo finché non ci capita di intercettare il frammento di canzone alla radio, al supermercato, dal parrucchiere e così via e notiamo le differenze. A quel punto capiamo che è tutto stato condiviso con il mondo e che quella specie di figlioletti d’adozione si muovono sui propri piedi e siamo molto felici e soddisfatti. Figuriamoci poi se ci si mettono pure i nostri genitori che ci telefonano ogni volta che intercettano una gigantografia o addirittura delle cassette d’emergenza in giro per la città, una trovata che solo quei geni pazzi di Orbita potevano pensare. Il legame con questo genere di lavori diventa indissolubile ed è una sensazione indescrivibile quando vediamo che tutto ha funzionato. Puoi dare un’occhiata a tutto il progetto qui

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