02.12.2020

Breve storia degli SMS

Come si è evoluto il nostro modo di inviare messaggi di testo

​​Il 3 dicembre 1992, durante la consueta festa natalizia organizzata dall’azienda, il direttore di Vodafone Richard Jarvis riceve un messaggio sul suo Orbitel TBU 901. Il mittente è un suo collega, l’ingegnere informatico Neil Papworth, mentre il testo recita: “Merry Christmas”.
Si tratta del primo SMS della storia.

Oggi, a 28 anni da quel primo messaggio di testo scambiato tra un computer e un cercapersone (al tempo i dispositivi cellulari non avevano ancora la tastiera, rendendo impossibile la composizione di frasi), gli SMS rappresentano un servizio obsoleto, limitato ormai ai soli avvisi di ricarica e alla ricezione di codici di sicurezza per la verifica della nostra identità online, ma la loro importanza a livello storico resta senza paragoni. L’invio di quel semplice augurio, infatti, non ha segnato solo la nascita di un nuovo servizio, ma di un intero modo di comunicare e di concepire il senso delle interazioni a distanza, superando nel tempo l’utilizzo delle telefonate e ispirando il funzionamento delle principali piattaforme social e di messaggistica online.

Per 12 anni, infatti, gli SMS diventano il principale strumento di comunicazione di milioni di persone in possesso di un dispositivo cellulare. Nel 2000 vengono inviati 17 miliardi di SMS in tutto il mondo, mentre alla fine del 2011 se ne contano 89 miliardi. Nasce un nuovo mercato di servizi ma, soprattutto, prende vita per la prima volta l’idea che la comunicazione a distanza rappresenti un potentissimo strumento di socializzazione. L’immediatezza della ricezione e la possibilità di poter creare dei veri e propri “botta e risposta” istantanei contribuiscono al successo globale del text messaging e alla nascita di espedienti linguistici condivisi per adattarsi alla brevità dello spazio testuale e incontrare la necessità di risparmiare sull’invio degli SMS.

Abbreviazioni che oggi conosciamo bene, come “xò” (però), “xké” (perché), “tvb” (ti voglio bene) e “cmq” (comunque) si fondono a elementi extra verbali come le emotion >:-(, antenate delle odierne emoji, e un uso della punteggiatura non convenzionale, per comunicare ed esprimere emozioni secondo un nuovo standard linguistico devoto alla concisione e alla velocità.

Nel 2012, per la prima volta dall’introduzione del servizio di messaggistica cellulare nella comunicazione di massa, il volume delle chat scambiate attraverso servizi gratuiti come Whatsapp diventa maggiore degli SMS, segnando l’inizio di un lento declino che nel giro di pochi anni porterà il servizio ai margini dei nostri smartphone.

Oggi, la maggior parte degli elementi che per 12 anni hanno caratterizzato il linguaggio degli SMS sono solo un lontano ricordo, ma molte di quelle possibilità che al momento dell’invio del messaggio di Papworth erano solo presenti in potenza, fanno ormai stabilmente parte della nostra realtà quotidiana, come la necessità di un’interazione sociale costante e immediata o l’esistenza di centinaia di gruppi Whatsapp pronti a scatenare l’inferno di messaggi e catene di auguri a Natale.

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